Moe YOSHIDA  February 28 – March 26, 2019
Dyed hair same color as wall (染めた髪、壁と同じ色)/紙に鉛筆、パステル、チャコール /420×297mm/2018年/© Moe Yoshida Veggetti

Moe YOSHIDA  February 28 – March 26, 2019

Since traveling to Italy in 1998, Moe Yoshida, working and living in Bologna and New York, has been creating a body of work with the visualization of memory and identity as the central theme. Additionally, through an active collaboration with stage director/choreographer Luca Veggetti in the field of performing arts, she has explored “methods of narration” through various genres: tridimensional works, drawing, video, performance. This is the second exhibition at our gallery where Moe Yoshida’s multidimensional works on the subjective sense of time are on display.

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Tutti nasi del mondo, la via di Moe Yoshida (Gabriele Tosi, curator )

Il più grande problema stilistico con cui l’arte di questo millennio deve confrontarsi riguarda la perdita di potere dell’oggetto artistico per come questo ci è stato tramandato nel solco della tradizione e delle belle arti. Per quanto la forza della pittura, del disegno e della scultura sia ancora tutelata dai massimi sistemi istituzionali della formazione, dell’esposizione e della collezione – che proprio sulla materialità e la fisicità di questi mezzi d’espressione hanno fondato i propri statuti – diventa sempre più difficile negare come oggi l’artista voglia cogliere ogni opportunità per travalicare i limiti del contesto, della materia, del mezzo e dello spazio fisico per raggiungere, con la propria espressione, un pubblico sempre più vasto e non connotato a priori. Tale paradosso, che è insito nell’ideologia dominante dell’arte contemporanea, ha avuto tra le varie conseguenze la perdita delle informazioni interne all’opera d’arte la cui nuova forma, indebolita nei contenuti endogeni, riacquisisce significato nella sua innata capacità di assorbire informazioni esterne ad essa.

Ho voluto descrivere, per quanto a grandi linee e con molte approssimazioni, il contesto culturale nel quale Yoshida ha sviluppato nell’ultima decade il suo lavoro perché ritengo che solo avendo nozione di tale circostanza si possa osservare come la posizione dell’artista rappresenti una via diversa e, per questo, ancor più particolare e quindi interessante.

Ritengo cioè che Yoshida riesca a salvare la forza le belle arti nel nuovo millennio perché abbia compiuto un leggero ma clinico spostamento d’attenzione. Mentre l’interesse di molti si è rivolto esclusivamente all’intelligenza e all’informazione, artificiale o interconnessa che sia, ma comunque attinente all’universo del mentale, Yoshida conferisce invece valore ad ogni frammento della corporeità: un naso, una pancia, una spina dorsale, una bocca, un capello e via dicendo.

Ogni organo si dimostra così più dotato di quanto siamo abituati a pensare. In un campo del pittorico che in Yoshida diventa simile a quello degli studi sulla genetica, sul cyborg, e sul DNA, la corporeità contiene in sé una memoria peculiare. Una narrazione, questa, che non riguarda tanto l’individuo da cui si emancipa acquisendo indipendenza, quanto la creazione di reti orizzontali che tengono assieme tutte le pance e le spine dorsali di questo mondo: umano, animale, vegetale e perfino digitale.

Sembriamo così catapultati ancora una volta nell’universo dell’astrazione pura, un mondo privo di soggetti specifici e carente di ogni forma intima d’umanità. Ma l’azione visiva imposta dalle opere lavora in controtendenza. Come segni generati da una macchina fotografica che tenta di inseguire un soggetto che si muove su più dimensioni, le opere di Yoshida sono prima di tutto una misurazione temporale e spaziale dei frammenti invisibili che compongono le identità sfuggenti di ciascuno di noi: nella comunicazione diretta instaurata con il quadro o con la scultura, rispondono alle superfici il benessere dei nostri organi, la qualità dei nostri lineamenti, il colore che un prato ha nella nostra memoria. L’uso estensivo e graficamente caratterizzato del testo si pone a mezza via tra il visivo e l’orale, ponendo sullo stesso piano evocativo la sonorità e l’immagine in un Big Bang lattiginoso. In questa materia carica di potenza c’è un’aura fatta di storia e memoria, una forza che non soltanto ogni uomo, ma perfino ogni suo organo contiene.

Exhibition
Thursday, February 28 – Tuesday, March 26, 2019, 12-19PM (last day, 12-17PM)
*Gallery will be closed on Wednesdays, Sundays, and holidays.
GALLERY TAGA 2
1-34-2 Soshigaya Setagaya-ku, Tokyo 157-0072, JAPAN
Opening reception
February 28, 6:30 – 8:30 PM
Gallery talk<Moe YOSHIDA x Naotoshi NODA>
March 9, 4:30 – 6:00 PM
Contact
info@gallerytaga2.com